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Riforma del catasto

​L'obiettivo è uniformare i valori catastali ai reali valori di mercato

Al via la riforma del catasto - o la “rivoluzione silenziosa”, come è stata definita sul web da alcune testate - che porta inevitabilmente con sé i timori di nuovi aumenti della pressione fiscale. Se è vero infatti che ci vorranno anni per la sua piena attuazione, il sospetto di molti è che la possibile stangata (IMU, TASI) sia proprio dietro l’angolo.

Il primo agosto scorso la Commissione Finanze del Senato ha licenziato il primo decreto attuativo della riforma, il cui obiettivo è uniformare i valori catastali immobiliari ai reali valori di mercato. E qui scatta l’allarme per milioni di cittadini italiani che dovranno fronteggiare qualche conseguenza dal punto di vista fiscale. Almeno secondo le prime stime, sembra che non sia bastato l’aver modellato i cambiamenti tenendo conto della cosiddetta “invarianza di gettito” (cercando quindi di evitare che le nuove rendite si trasformino automaticamente in aumenti delle tasse a carico dei proprietari degli immobili).

Secondo “Il Sole 24 Ore”, ad esempio, le nuove rendite allineate ai valori di mercato (calcolate sui metri quadri e non più sul numero di vani) sono destinate a crescere in alcune città fino a dieci volte rispetto ai valori attuali. I maggiori rincari, secondo il quotidiano di Confindustria, verranno registrati a Pistoia, Pesaro, Messina, Lucca, Imperia, Trento, Venezia, Rimini, Cuneo e Asti. Al contrario a Pordenone gli effetti della riforma saranno quasi impercettibili: lì i valori di mercato sono più alti dei valori catastali solo del 19,1%.

Obiettivo di questo epocale riordino è comunque quello di eliminare palesi ingiustizie che si sono venute a creare nel corso degli anni. Come ad esempio possedere una casa di lusso per la quale si pagano tasse minime perché ha una rendita catastale bassissima o, al contrario, essere proprietario di un appartamento che negli anni (per tipologia o per zona) si è declassato ma che si porta dietro una rendita alta e quindi un alto valore fiscale.

E se un cittadino volesse contestare le nuove rendite? La strumento da utilizzare è quello del ricorso da presentare direttamente alle commissioni tributarie, mentre il Tar risponderà solo sulle questioni di legittimità.

Ecco i principali passaggi della riforma individuati da “Il Sole 24 Ore” (clicca qui per l'approfondimento completo):

 

  • Valore patrimoniale: valore di mercato al metro quadro (probabilmente si useranno i dati dell’ex agenzia del Territorio) rettificato con l’applicazione di un algoritmo che tiene conto di una serie di coefficienti (scale, anno di costruzione, piano, esposizione, ecc.).
  • Rendita catastale: valore locativo annuo al metro quadro (dati dell’Osservatorio sul mercato immobiliare dell’ex agenzia del Territorio) ridotto delle spese (manutenzione straordinaria, amministrazione, assicurazioni, ecc.) e poi moltiplicato per la superficie.
  • Federalismo catastale: affidamento delle funzioni catastali ai Comuni che ne facciano richiesta.
  • Commissioni censuarie: saranno aperte anche ai rappresentanti delle associazioni di categoria del settore immobiliare e avranno la funzione di attribuire le nuove rendite e i nuovi valori.
  • Stime dirette: serviranno a creare un catasto dei valori patrimoniali affiancati a rendite realistiche.
  • Immobili storici: sono confermati i benefici per gli immobili iscritti nella categoria catastale A/9 (palazzi e castelli di eminenti pregi storico-artistici) ed effettivamente non suscettibili di sfruttamento commerciale.

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