DIOGENE, la casa minima di Renzo Piano

Il sogno della casa sostenibile ed autosostenibile

Se vi trovaste a visitare l’area espositiva della Vitra in Germania, notereste sulla collina che sorge nei pressi della cupola geodetica una unità abitativa di modeste dimensioni e apparentemente di poco rilievo. Sareste probabilmente sorpresi nello scoprire che quella struttura dai tratti così minimalisti, pur essendo l’edificio più piccolo esposto all’interno della “House collection”, rappresenta il più grande prodotto su cui la Vitra sta investendo per una futura produzione in serie. Il progetto che ha suscitato l’interesse dell’intera filiera produttiva da quando fu presentato in occasione dell’Art Basel 2013, si chiama “Diogene” ed è un prototipo di casa minima ecologica e autosostenibile sviluppata dall’architetto italiano Renzo Piano in collaborazione con la RPBW [Renzo Piano Building Workshop] e con la partenership di Rolf Fehlbaum [chairman di Vitra].

 

LA NASCITA DEL PROGETTO:

Viene da domandarsi se la ragione per cui Renzo Piano abbia voluto misurarsi con un’idea tanto lontano dai progetti di cui solitamente il suo studio si occupa, sia esclusivamente legata alla necessità di ricevere nuovi stimoli professionali o se vi sia dell’altro. Fu proprio lui a far chiarezza su questo punto, ammettendo che il desiderio di progettare uno spazio abitativo che si sviluppasse in un’area di non più di quattro metri quadri, raccogliendo però al suo interno ogni necessità primaria, è il tipico sogno di ogni studente di architettura e lui non fece eccezione a questa debolezza di gioventù.

Questo sogno degli anni universitari è divenuto evidentemente nel tempo una vera ossessione su cui l’architetto tornò a ragionare a più riprese - negli anni ’60 da professore di architettura costruì con i suoi studenti case in miniatura sulla Bedford Square - nel tentativo evidente di raggiungere la definizione di un prototipo complesso che si prestasse alla produzione in serie. Piano continuò a portare avanti con passione questo sogno di propria iniziativa e senza committenti, sino all’incontro con Fehlbaum, all’epoca membro della giuria del Premio Pritzkel, che per primo mostrò interesse a finanziare la sperimentazione di Diogene. Ad oggi Diogene non è ancora un prodotto finito quanto più un prototipo sperimentale volto a testare le potenzialità applicative e commerciali del concetto di “casa minima”.

 

L’INTERNO DELLA CASA:

Il nome del progetto si inspira alla storia del filosofo greco che, nell’abbandonare un modello di vita materialista e compromettente, intraprende uno stile di vita più consono alla propria concezione scegliendo una semplice botte di legno come dimora. In effetti il progetto di Piano sembra avere una coerenza intrinseca con l’aneddoto di Diogene, sia nelle intenzioni di proporre un modello di consumo alternativo e maggiormente sostenibile, sia nella volontà di rivoluzionare la concezione di benessere e comfort (limitatamente al modello abitativo nel caso specifico) diffusa. Diogene si presenta infatti come soluzione abitativa essenziale, con una superficie complessiva di appena 6 metri quadri (2,40 m larghezza x 2,96 m lunghezza) ed un‘altezza di appena 2,5 m; progettata per accogliere una sola persona garantendogli però un certo livello di vivibilità e comfort. Internamente lo spazio si articola in due macro aree: la più grande che descrive il living-room ma che all’occorrenza è convertibile in zona notte grazie ad un arredo pieghevole a scomparsa; e una seconda più piccola destinata ai servizi. Quest’ultima sezione è ulteriormente frazionata in due distinti ambienti, quello dei servizi per la pulizia del corpo (bagno, doccia, lavabo e wc biologico) e l’angolo cottura con soppalco che funge da ripostiglio. L’essenzialità e la funzionalità sono chiaramente i concetti chiave per lo sviluppo dell’arredo interno che, di fatto, è stato pensato come unità flessibile e con diverse soluzioni di configurazione a seconda delle esigenze. Diogene è un rifugio individuale, sostanzialmente confortevole, ma non è in condizione di soddisfare totalmente il sistema dei bisogni umani. E’ stato infatti pensato come ambiente che costringesse l’individuo a curare le relazioni sociali in luoghi estranei alla propria abitazione, costringendolo a vivere anche in contesti di aggregazione esterni.

 

LE TECNOLOGIE ADOTTATE

diogene casa minima renzo piano

In contrasto con la sua forma essenziale e col concetto di casa minimale, Diogene vanta un’anima profondamente complessa dal punto di vista dei sistemi ingegneristici adottati e altrettanto avanzata dal punto di vista delle tecnologie applicate. Di fatto parliamo di un unità abitativa totalmente autosufficiente e indipendente dalle infrastrutture locali e dai servizi della rete energetica tradizionale: l’approvvigionamento di acqua è garantito dal sistema di recupero e riutilizzo delle acque piovane, l’irraggiamento solare cui è esposta le permettono tramite i sistemi fotovoltaici e solare termico di produrre energia ed acqua calda. Il comfort termico interno è garantito da un sistema che favorisce la ventilazione naturale d’estate, finestre con doppio vetro camera per limitare la dispersione di calore interno in Inverno oltre che una scelta di materiali per l’involucro a bassa trasmittanza termica. La struttura è in legno con rivestimento in alluminio, ha un tetto a doppio spiovente in linea con l’archetipo dell’abitazione.

Questi aspetti tracciano brevemente quella che è la sfida con cui Renzo Piano ha voluto misurarsi e, nella speranza riversi tutta la sua esperienza in questo progetto, non ci resta che augurarci che Diogene si evolva presto da “progetto sperimentazione” a vero prodotto destinato ad una produzione massiva. Per ora ci basti considerare, a titolo di sogno chiuso in un cassetto, le infinite possibilità d’uso cui un simile modulo abitativo potrebbe prestarsi: casetta per il fine settimana adattabile ad ogni ambiente e territorio, anche e soprattutto i più remoti, come studiolo o come piccolo ufficio da collocarsi in giardino. Dare una direzione ed una forma al complesso di opportunità tecniche applicabili al settore dell’edilizia è una responsabilità del nostro tempo. Se non lo facessimo controverremmo ad uno dei più noti aforismi di Diogene stesso: “Avere dei libri senza leggerli è come avere dei frutti dipinti.”

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